Parolacce

Fiction & Literature, Literary Theory & Criticism, Gay & Lesbian, European, Nonfiction, Reference & Language, Language Arts, Linguistics
Cover of the book Parolacce by Vito Tartamella, Vito Tartamella
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Author: Vito Tartamella ISBN: 9788822830500
Publisher: Vito Tartamella Publication: August 9, 2016
Imprint: Language: Italian
Author: Vito Tartamella
ISBN: 9788822830500
Publisher: Vito Tartamella
Publication: August 9, 2016
Imprint:
Language: Italian

«Mi avete rotto l'apparato riproduttivo!». Diciamo la verità: un mondo senza parolacce sarebbe grigio e noioso. Ma a cosa servono le volgarità? Quando sono nate, perché le diciamo, quali effetti hanno?
Sono i frammenti d’una lingua antica e magica, con cui possiamo esprimere profonde verità.
Lo racconta il primo saggio italiano sul turpiloquio: “Parolacce”, un long seller documentato e divertente, che ha venduto oltre 21mila copie e ha ricevuto gli apprezzamenti di Umberto Eco e Roberto Benigni. E ora sbarca nelle librerie digitali con la sua 5a edizione rinnovata in formato ebook.

Oggi la volgarità tiene banco in politica, per strada e in tv. Ma è davvero un'aberrazione moderna? Leggendo questo libro scoprirete che le parolacce c'erano già negli antichi poemi babilonesi e nei geroglifici Egizi (e persino nella Bibbia). Perché sono fra le più antiche parole nella storia dell'uomo. Il turpiloquio, infatti, ha segnato l’inizio della civiltà: invece di scagliarsi pietre, gli uomini hanno imparato a lanciarsi... parole. Feriscono ugualmente, ma almeno non uccidono.
E sono così importanti che nel nostro cervello c'è un'area specializzata nel controllo delle parolacce. E riesce a sopravvivere anche ai traumi: infatti, chi perde l’uso della parola per un ictus, può conservare l’abilità di imprecare.
Perché le parolacce sono parole al servizio delle emozioni: non solo dell'odio, ma anche della gioia e del gioco. Non a caso, sono uno degli strumenti dei comici e dei letterati, da Dante Alighieri a William Shakespeare, fino a Checco Zalone.
Le volgarità rivelano gli aspetti più delicati della nostra vita: il sesso e i tabù, la religione, la morte e la malattia, i rapporti sociali. Infatti, uno dei primi documenti della letteratura italiana è un insulto, scritto sul dipinto di un'antica chiesa di Roma.
Parolacce. Se le conosci, sai cosa dici.

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«Mi avete rotto l'apparato riproduttivo!». Diciamo la verità: un mondo senza parolacce sarebbe grigio e noioso. Ma a cosa servono le volgarità? Quando sono nate, perché le diciamo, quali effetti hanno?
Sono i frammenti d’una lingua antica e magica, con cui possiamo esprimere profonde verità.
Lo racconta il primo saggio italiano sul turpiloquio: “Parolacce”, un long seller documentato e divertente, che ha venduto oltre 21mila copie e ha ricevuto gli apprezzamenti di Umberto Eco e Roberto Benigni. E ora sbarca nelle librerie digitali con la sua 5a edizione rinnovata in formato ebook.

Oggi la volgarità tiene banco in politica, per strada e in tv. Ma è davvero un'aberrazione moderna? Leggendo questo libro scoprirete che le parolacce c'erano già negli antichi poemi babilonesi e nei geroglifici Egizi (e persino nella Bibbia). Perché sono fra le più antiche parole nella storia dell'uomo. Il turpiloquio, infatti, ha segnato l’inizio della civiltà: invece di scagliarsi pietre, gli uomini hanno imparato a lanciarsi... parole. Feriscono ugualmente, ma almeno non uccidono.
E sono così importanti che nel nostro cervello c'è un'area specializzata nel controllo delle parolacce. E riesce a sopravvivere anche ai traumi: infatti, chi perde l’uso della parola per un ictus, può conservare l’abilità di imprecare.
Perché le parolacce sono parole al servizio delle emozioni: non solo dell'odio, ma anche della gioia e del gioco. Non a caso, sono uno degli strumenti dei comici e dei letterati, da Dante Alighieri a William Shakespeare, fino a Checco Zalone.
Le volgarità rivelano gli aspetti più delicati della nostra vita: il sesso e i tabù, la religione, la morte e la malattia, i rapporti sociali. Infatti, uno dei primi documenti della letteratura italiana è un insulto, scritto sul dipinto di un'antica chiesa di Roma.
Parolacce. Se le conosci, sai cosa dici.

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